Nella Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS la prima cosa a cui pensare sono i grandi progressi fatti dalla ricerca in materia di cure e terapie, benché il numero dei contagi tra i giovani continui a crescere in maniera preoccupante.

Stando ai dati raccolti dall’ISS nel corso del 2021, il Telefono Verde AIDS ha ricevuto un quantitativo di telefonate pari a 6219. L’83% delle richieste arrivava da uomini residenti al Nord e al Centro, con un’età media di 35 anni, i quali hanno posto principalmente domande riguardanti:

  • Rapporti eterosessuali con partner occasionali.
  • Modalità di trasmissione dell’HIV e delle IST.
  • Procedure di testing per queste infezioni, quesito che – in circa il 10% delle telefonate – ha evidenziato un’evidente disinformazione in merito ai rischi legati all’HIV.

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La Giornata mondiale

Lo slogan scelto dall’OMS per questa Giornata è uno: “Stop alle diseguaglianze, stop all’AIDS”. Un monito importante, associato a un evento che dal 1988 ricorre ogni anno. Nel corso degli ultimi due anni, la pandemia ha reso ancora più difficile l’accesso ai servizi per la prevenzione e la cura dell’AIDS, soprattutto nei Paesi più in difficoltà, dove i vaccini contro la Covid stentano ad arrivare a coloro che sono stati colpiti dal virus dell’HIV, le cui difese immunitarie risultano essere molto più basse del normale. Ridurre le diseguaglianze è essenziale per porre fine all’epidemia di AIDS entro il 2030, punto focale dell’Agenda 2030.

I dati

Identificata negli anni ’80, l’AIDS è una malattia causata dal virus HIV, che attacca e compromette le funzionalità del sistema immunitario. Il contagio avviene per contatto con sangue infetto, tramite i rapporti sessuali non protetti e dalla madre al figlio durante la gravidanza. Ad oggi circa 37,7 milioni di persone risultano sieropositive o malate: tra queste, due su tre sono in Africa, dove si registra anche il 70% dei decessi e il 60% delle nuove infezioni riguarda i bambini e gli adolescenti.

In Italia oggi le persone che vivono con l’HIV sono circa 130mila. Nel 2020 il dato relativo alle nuove diagnosi ha confermato il costante calo in atto dal 2012, benché le cifre dell’ultimo anno siano state condizionate dalla pandemia e dal limitato accesso ai test che ne è conseguito. La fascia d’età più colpita è quella fra i 25 e i 29 anni e l’80% dei nuovi sieropositivi è di sesso maschile.