La gravidanza costituisce una straordinaria esperienza relazionale. Non nasce solo la relazione con il feto, ma si assiste ad una vera e propria danza relazionale. Rifletteremo insieme su quattro dimensioni fondamentali e interconnesse: la relazione con sé stesse, il rapporto con la famiglia d’origine, il legame di coppia e l’immagine sociale.

Chi sono io? Un nuovo specchio

Sin dalla notizia dell’avvenuto concepimento nella donna si avvia un processo emotivo, in parte consapevole ed in parte inconscio, che richiede un’integrazione del neo-ruolo genitoriale all’interno del proprio senso di sé. L’autopercezione, anche corporea, è protagonista di una crisi evolutiva. Si tratta di fare spazio dentro di sé senza annullarsi. Spesso la difficoltà è proprio nell’integrazione. Ci sono donne, che tendono a rinunciare al proprio essere donna e persona con la maternità ed altre che faticano ad appropriarsi completamente del ruolo genitoriale.

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Da figlia a madre: antichi riflessi, nuove prospettive

Uno dei passaggi più significativi, soprattutto con il primo figlio, riguarda la transizione dal ruolo di figlia al ruolo di madre. Pur senza immaginare una rigida separazione tra i due status è fondamentale aver raggiunto con la propria famiglia d’origine un equilibrio di vicinanza che non sia dipendenza e separazione che non sia rigida distanza. L’arrivo di un bambino non incide solo sulla donna ma sull’intera famiglia allargata, insieme al bambino nascono dei genitori, dei nonni, degli zii ecc. È fondamentale che la mamma non senta la creazione di un proprio nucleo familiare un tradimento verso la famiglia d’origine.

Come mi vedi? Paure e desideri

L’immagine che muta crea in molte donne la paura di non essere più attraenti agli occhi del proprio partner. Per le coppie legate da un’eccessiva dipendenza è particolarmente difficile creare spazio per un terzo. I neo-papà potranno sentirsi trascurati dalla partner completamente dedita al bambino e le neo mamme potranno sperimentare difficoltà nel farsi affiancare nella cura del proprio figlio.

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Lo sguardo della società

Ingiustamente l’esperienza della maternità può creare nelle donne anche un timore del “rifiuto sociale”. In particolare, relativamente al mondo lavorativo. La realizzazione professionale sembra incompatibile con il soddisfacimento dei propri bisogni emotivi, in primis quello di diventare madre. In questo è complice una società che ancora fatica a proporre concretamente soluzioni alternative a tutela delle donne.

I 9 mesi di attesa si configurano così come un eccezionale periodo di trasformazione in cui il compito principale appare quello di fare spazio dentro e fuori di sé, metaforicamente e concretamente, ad una nuova vita, ad un nuovo ruolo e ad inediti scenari relazionali, in cui ogni attore è artefice della propria partecipazione, in un equilibrio complesso e dinamico in cui la totalità è più della somma delle parti.

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A cura della Dott.ssa Giulia Gregorini
(Psicologa – Psicoterapeuta)