“Gli amori impossibili non finiscono mai. Sono quelli che durano per sempre”, Ferzan Ozpetek. La citazione del noto regista riflette una condizione sempre più diffusa nell’esperienza dei giovani adulti che richiedono un supporto psicologico.

L’attrazione per gli amori impossibili si configura come apparente causa di tormento e sofferenza.

 

Cosa si nasconde dietro l’attrazione per l’irraggiungibile?

Molti giovani sembrano reiterare scelte affettive connotate dall’impossibilità.

L’esperienza amorosa di ogni persona riflette il vissuto infantile, la storia familiare, la maturità emotiva e il grado di consapevolezza di sé. Nelle sedute di psicoterapia ho il privilegio di ascoltare storie diverse, di uomini e donne, che sembrano convergere sulla posizione di colui/colei che insegue qualcun altro che appare come sfuggente, instabile, ambiguo.

Il primo obiettivo è quello di comprendere quali sono le ragioni inconsce che si nascondono dietro la scelta del partner. Spesso la persona oggetto del desiderio ha inizialmente trasmesso speranze di reciprocità poi disattese attraverso un disinvestimento. Restare immobilizzati in attesa dei segnali dell’altro alimenta vissuti di inadeguatezza, solitudine, rabbia, frustrazione. Spesso l’attenzione è rivolta a comprendere le ragioni che muovono il comportamento dell’altro, senza poter contattare le proprie.

“Dottoressa perché non si fa più sentire?” è il quesito da trasformare nella possibilità di potersi chiedere: “Perché ho paura dell’intimità?” Gli amori impossibili impediscono la possibilità di sperimentare l’intimità. Una porta chiusa rappresenta simbolicamente l’inaccessibilità. Cosa c’è dietro la porta non è possibile conoscerlo ma solo immaginarlo.

 

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Dall’idealizzazione alla conoscenza

Ciò che non si conosce può essere facilmente idealizzato, investito di caratteristiche che corrispondono ai personali bisogni più che alle reali caratteristiche dell’altro. La costruzione di un legame di coppia duraturo richiede la premessa fondante della conoscenza e della scoperta che inevitabilmente oltrepassano la fisiologica iniziale fase dell’idealizzazione (“sei come vorrei che fossi”). Al contrario, gli amori impossibili, restano ancorati all’ideale dell’altro costruito nella propria immaginazione, spesso poco fedele alla realtà e per tale ragione, per la loro incompiutezza, “durano per sempre”.

 

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Il tradimento

Per poter incontrare qualcuno realmente disponibile affettivamente è necessario tradire. Chi? La propria famiglia. Attraverso l’esplorazione del personale vissuto emotivo è possibile riconoscere come dietro una condizione di assenza di unioni durature si nasconde un’eccessiva dipendenza dalla famiglia d’origine. Infatti, l’evoluzione di una relazione di coppia coincide con lo svincolo emotivo, non solo concreto, del giovane dal nido familiare.

La coppia è il preludio di una nuova appartenenza. Per le persone spesso è faticoso ampliare la prospettiva di esplorazione. Sovente, i diversi ambiti della vita vengono percepiti come separati e sconnessi. In realtà, ogni area di sperimentazione di sé è interconnessa all’altra. Esiste un “effetto domino”, che non a caso, spesso, nella vita delle persone vede un cambiamento complessivo e sinergico tra l’esperienza sentimentale e quella professionale, soprattutto nella prima età adulta.

 

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L’altro come specchio di sé

L’incontro con l’altro non riflette solo il legame con la famiglia, ma anche la relazione che la persona ha con se stessa. Spesso, inconsciamente, nell’altro si cercano conferme, o disconferme, sull’immagine di sé, anticamente delineata. Ad esempio, per una giovane donna che ha avuto una relazione con un padre percepito come distante e svalutante sarà probabile scegliere uomini che vadano a confermare la teoria inconscia precocemente interiorizzata: “non sono abbastanza”, “sono invisibile”, “non sono amabile”, “l’altro non c’è per me”. Il perseverare nel tentativo di convertire la posizione dell’altro riguarda quindi una ferita narcisistica arcaica, riattualizzata attraverso le esperienze presenti.

 

Le porte chiuse come preziosa opportunità

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Dott.ssa Giulia Gregorini

Se le porte chiuse non possono aprire all’altro, possono costituire una straordinaria possibilità di apertura a sé stessi.

Attraverso il tormento sentimentale è possibile conoscersi, negli aspetti più profondi, ed acquisire un senso di sé, della propria storia e delle personali scelte, che permetterà di sentire nell’autostima, nel bisogno di reciprocità e nel diritto ad essere amati le fondamenta dell’incontro che orienteranno le future scelte affettive.

 

 

“L’ amore è una meta che si raggiunge in due,  a condizione di aver trovato la strada da soli”

Massimo Gramellini

 

Articolo a cura della Dott.ssa Giulia Gregorini

Psicologa – Psicoterapeuta