Nell’ambito della chirurgia estetica è tra gli interventi più richiesti: volta ad aumentare il  volume della mammella, la mastoplastica additiva risponde al desiderio di quelle donne che desiderano modificare il loro aspetto, riempiendo la zona del seno. 

 

Protesi e forma del seno

Il riempimento del seno avviene generalmente mediante utilizzo di protesi o, in alcuni casi, attraverso l’impiego di grasso corporeo della paziente stessa. Questa tecnica, definita lipofilling, comporta un  maggiore turgore e un aumento minimo della mammella, mentre attraverso le protesi i risultati ottenuti possono essere più importanti. 

La scelta delle protesi da impiegare è effettuata dallo specialista in base alla tipologia di paziente che ha di fronte e al risultato che vuole ottenere: “Possiamo distinguere tra protesi anatomiche, dalla forma più conformante il seno, con polo inferiore inferiore più sviluppato, e protesi rotonde, che riempiono maggiormente il polo superiore. Queste ultime rispondono alle richieste soprattutto delle ragazze più giovani”, spiega il Dott. Gianluigi Rossi, Chirurgo Plastico – Un’altra valutazione importante riguarda le sedi in cui va inserito l’impianto di protesi: sotto il muscolo pettorale o sotto la ghiandola? Sarà la visita preliminare a definire anche questo tipo di scelta, alla ricerca della formula ideale per ogni singola caso.

 

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La visita clinica

A proposito degli incontri preliminari tra medico e paziente, il Dott. Rossi sottolinea l’importanza di stabilire un dialogo chiaro e trasparente, presentando all’interessato tutte le informazioni riguardanti l’intervento, comprese le eventuali complicanze. 

Qual è il rapporto tra aspettative e realtà? “Oggi esistono degli studi approfonditi che mettono in relazione le misure anatomiche della paziente e le protesi, quindi è possibile restituire un’idea del risultato piuttosto precisa. E’ fondamentale comprendere a fondo la richiesta della paziente, per capire se i suoi desideri possono essere esauditi”. Inoltre il Dottore sottolinea che il risultato ideale di una mastoplastica additiva per un chirurgo dovrebbe essere un seno naturale, che rispetta le  le proporzioni della fisicità della persona, dall’altezza alla circonferenza del torace. Insomma, “un seno dove il ritocco non è visibile”.

 

Durante la visita clinica si parlerà anche del post operatorio. “Oggi le tecniche si sono modernizzate: la mastoplastica additiva si esegue generalmente in anestesia generale o locale assistita, quindi la ripresa è pressoché immediata. Per circa un mese sarà necessario indossare un particolare reggiseno e prestare attenzione ai movimenti del pettorale”. La ripresa dell’attività sportiva andrebbe sempre definita in accordo con il chirurgo.

 

Non solo mastoplastica additiva

Tuttavia esistono altri tipi di mastoplastica, oltre a quella additiva, ovvero l’intervento di riduzione e la mastopessi. “La mastoplastica riduttiva – prosegue Rossi – è un intervento ai limiti dell’estetica in quanto le pazienti vi ricorrono spinte da forti dolori alle spalle causate dal peso. L’intervento è più complesso, ha una durata maggiore e prevede varie tecniche di esecuzione atte a rimodellare completamente il seno, eliminandone una parte”. Tendenzialmente richiesta da donne che hanno subito un forte dimagrimento o da neo mamme nella fase post allattamento, la mastopessi è l’intervento che riguarda quei seni scivolati verso il basso. “In questi casi – conclude lo specialista – è necessario risollevare il seno riportandolo alla sua posizione originaria”. La mastopessi può essere anche eseguita in associazione alla mastoplastica additiva, per sollevare e nel contempo riempire un seno svuotato. 

 

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