La lesione del menisco è una patologia comune che coinvolge l’articolazione del ginocchio.

“I due menischi di ogni ginocchio – spiega il Dott. Pietro Rettagliata, chirurgo ortopedico – agiscono come veri e propri ammortizzatori dell’articolazione, il loro compito è preservare le cartilagini da eccessiva usura, oltre a contribuire alla stabilità del ginocchio. I menischi – interno ed esterno – hanno lo scopo di diminuire gli stress sulle cartilagini, sono formati da fibrocartilagine, dunque costituiti da una grande percentuale di liquido, che conferisce loro forti proprietà elastiche”.

Lesione del menisco: le cause

Il Dott. Davide Gorini, chirurgo ortopedico, spiega la differenza tra lesioni traumatiche e degenerative: “I menischi possono consumarsi per fenomeni prevalentemente legati all’età, alle attività svolte, al peso corporeo, all’asse di carico della gamba. I menischi possono lesionarsi a causa di meccanismi traumatici o su base degenerativa, quando cioè il menisco si consuma progressivamente nel tempo”. Il connubio tra età anagrafica e stile di vita può rivelarsi indicativo: eseguendo una risonanza magnetica, infatti, si riscontra generalmente una lesione traumatica nello sportivo attivo dai 20 ai 40 anni, mentre salendo oltre i 45-50 anni la lesione è nella maggior parte dei casi su base degenerativa.

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Come interpretare i sintomi

Di fronte ad una lesione del menisco i sintomi sono estremamente variabili. “Nel caso di lesioni degenerative i sintomi possono essere lievi o nulli. Al contrario, se avviene una lesione traumatica si accusa generalmente dolore acuto talvolta con gonfiore. Se una porzione di menisco lesionato rimane mobile all’interno dell’articolazione possiamo avere un blocco articolare, unica condizione che ha indicazione chirurgica diretta”, commenta il Dott. Fabio Oliva, chirurgo ortopedico. Tuttavia, esistono anche lesioni asintomatiche. In generale, quando il dolore persiste dopo alcuni giorni nonostante un trattamento farmacologico antinfiammatorio è bene rivolgersi ad uno specialista, “il che non significa necessariamente che un intervento divenga necessario”.

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Terapie conservative o intervento chirurgico?

Per effettuare una diagnosi precisa è necessaria una risonanza magnetica che permette di verificare la diagnosi sospettata al momento della visita. Nel soggetto meno giovane è bene che la RM sia accompagnata da radiografie, necessarie per dare al chirurgo un’idea dell’asse di carico del ginocchio e per permettergli di verificare l’esistenza di deformazioni artrosiche. Una volta confermata una lesione traumatica meniscale si valuta se possa essere stabile o instabile: se la lesione viene cosiddetta stabile potrebbe divenire asintomatica, quindi si opta generalmente per le terapie conservative; quando lo specialista valuta che la lesione potrebbe dare nuovamente vita a uno stato doloroso acuto si passa all’intervento. Le lesioni degenerative sono quelle che più difficilmente vanno incontro all’opzione chirurgica.

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Artroscopia: in cosa consiste l’intervento?

Si tratta di una metodica mininvasiva che grazie all’uso di una telecamera a fibre ottiche collegata ad un monitor ad alta definizione permette di osservare le strutture articolari e asportare le parti di menisco instabili. “Attraverso l’intervento di artroscopia – proseguono gli specialisti – il chirurgo riesce ad essere molto selettivo, asportando anche piccolissimi frammenti instabili, limitando eventuali danni successivi dovuti alla diminuzione della capacità del menisco di assorbire i carichi”. L’intervento dura circa 20 minuti e si esegue in anestesia locale o locoregionale. È una metodica che oggi ha carattere ambulatoriale, con ricovero ridotto a 4-5 ore. Il paziente è in piedi entro un paio di ore e può camminare sostenuto dalle stampelle; nell’arco di una settimana può tornare ad una vita normale, mentre per praticare attività pesanti o sportive dovrà attendere circa quattro settimane.

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