Nella nostra società si è finalmente capita l’importanza della prevenzione del maltrattamento familiare e di coppia. La famiglia è il primo nucleo sociale esistente: l’armonia al suo interno significa avere individui più sani mentalmente che vivono nella nostra società.

Per maltrattamento non si intende solo quello uomo-donna, ma anche quello figli-genitori e quello sorelle-fratelli. La tossicità in un rapporto si manifesta in un ciclo continuo di mancanza di rispetto e calma successiva, per poi ritornare all’aggressività verbale o fisica, seguita nuovamente da una nuova fase di calma e così via, fino a diventare un’abitudine.

Ciò che è importante sottolineare però è che molte volte si sensibilizza la società su temi del maltrattamento fisico, con conseguente aggressività e violenza.

Maltrattamenti in famiglia: ben oltre ciò che si vede

Il fatto che molte famiglie nascondano al loro interno dei lati oscuri è, purtroppo, ormai acclarato. Ciò che non si conosce ancora bene è, però, il fatto che esista anche un maltrattamento psicologico “silenzioso”, che non si manifesta a livello fisico con lividi sulla pelle o sul viso, ma si può intravedere negli occhi della persona maltrattata.

In questi casi parliamo di persone, non di non generi, femminile o maschile. La tossicità in un rapporto può essere perpetuata dal compagno nei confronti della compagna o viceversa, così come tra genitore e figli e tra fratelli e sorelle.

Il comune denominatore è la mancanza di rispetto, pazienza e serenità in una relazione, con l’obbiettivo di una persona di “scavalcare” la dignità dell’altra per ergersi con superiorità, nascondendo in realtà sotto sotto una mancanza di autostima e autocontrollo.

I lividi del cuore sono lividi invisibili alla vista, ma reali. Così reali da creare delle conseguenze nefaste nella persona vittima di tale tipo di violenza.

I lividi del cuore

Il maltrattamento psicologico perpetuato nei confronti della persona più debole della relazione mina moltissimi aspetti della vita della vittima. Mina la sua autonomia, il senso di sé, la capacità di socializzazione e quella lavorativa.

La persona vittima di maltrattamento a poco a poco inizia a convincersi di non valere nulla come individuo: vive con angoscia e paura, ingabbiata in un senso di sé dispregiativo e autolimitante, finendo spesso anche per evitare di uscire e socializzare per paura delle eventuali rappresaglie in casa, così come per evitare il confronto con le persone vicine e per non dover dare spiegazioni della propria relazione o famiglia.

A livello lavorativo, spesso le vittime iniziano ad assentarsi per depressione o ansia e mancanza di volontà. Questo avviene perché la violenza, anche solo psicologica, mina in maniera totalitaria l’autostima della vittima, che arriva quasi a pensare di “meritarsi” le rappresaglie eventuali o il maltrattamento continuo.

C’è da aggiungere, inoltre, che molte volte il maltrattatore non si comporta in maniera violenta tutto il tempo: può alternare momenti di calma ad aggressività. Tutto questo può ulteriormente esacerbare la confusione nella vittima, ritardando anni un’eventuale presa di coscienza da parte della persona.

Un aiuto psicologico serio e professionale è l’unica via d’uscita in questi anni di totale confusione ed instabilità costante sotto tutti i punti di vista.