E’ un tema delicato quella della salute mentale, che comprende un ampio specchio di patologie più o meno gravi. Guardata ancora troppo spesso con timore e scetticismo, la cura della salute mentale è fondamentale per vivere una vita serena, coltivando il benessere di corpo e mente. Diversi fattori possono influenzare la nostra salute mentale lungo l’arco di tutta la vita, per questo è importante mantenerli in equilibrio.

 

Salute mentale, cosa dice l’OMS

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si definisce con l’espressione salute mentale uno stato di benessere nel quale una persona può realizzarsi, superare le tensioni della vita quotidiana, svolgere un lavoro produttivo e contribuire alla vita della propria comunità. La salute mentale è influenzata innanzitutto dal contesto (ambiente, situazione economica e culturale, lavoro, ecc.), ma anche da caratteristiche personali (patrimonio genetico, il personale vissuto, ecc.). L’insieme e l’equilibrio o lo squilibrio tra questi elementi conduce alla percezione che ciascuno ha del proprio stato di salute mentale.

 

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L’impatto della pandemia COVID-19

L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) spiega che gli ultimi mesi hanno comportato molte sfide, in particolare per gli operatori sanitari, gli studenti, i familiari dei pazienti affetti da COVID-19, le persone affette da disturbi mentali e più in generale le persone che versano in condizioni socio-economiche svantaggiate, e i lavoratori i cui mezzi di sussistenza sono stati minacciati. L’impatto economico sostanziale della pandemia può infatti ostacolare oltre che i progressi verso la crescita economica anche quelli verso l’inclusione sociale e il benessere mentale. Numerosi studi mostrano che la perdita di produttività lavorativa è tra i principali determinanti della cattiva salute mentale.

 

I numeri

Secondo l’ultimo Rapporto sulla Salute Mentale pubblicato dal Ministero della Salute, gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2019 ammontano a 826.465 unità (mancano i dati della P.A. di Bolzano). Gli utenti sono di sesso femminile nel 54,3% dei casi, mentre la composizione per età riflette l’invecchiamento della popolazione generale, con un’ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (68,7%). In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni (45,8% in entrambi i sessi); le femmine presentano, rispetto ai maschi, una percentuale più elevata nella classe > 75 anni (7,3% nei maschi e 11,7% nelle femmine).

 

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Nel 2019 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno (utenti al primo contatto) con i Dipartimenti di Salute Mentale ammontano a 314.120 unità di cui il 92,9% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita (first ever pari a 291.695 unità). 

Parlando di patologie, i tassi relativi ai disturbi schizofrenici, ai disturbi di personalità, ai disturbi da abuso di sostanze e al ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. In particolare per la depressione il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (28,7 per 10.000 abitanti nei maschi e 48,6 per 10.000 abitanti nelle femmine).