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Boom di “ritocchi” durante la pandemia

Boom di “ritocchi” durante la pandemia

Ecco perché chirurgia plastica e medicina estetica hanno aiutato ad affrontare il lockdown

 

Nell’anno della pandemia le richieste di interventi di chirurgia plastica e medicina estetica sono aumentati esponenzialmente. I dati parlano chiaro: secondo l’American Society of Plastic Surgeons, associazione americana di chirurghi plastici, nei mesi di lockdown si è registrato un aumento del 64% delle richieste, e anche Europa e Italia confermano l’impennata. Il trend, per il 2021, pare essere ulteriormente in crescita, in controtendenza rispetto ad altri settori dell’economia, pesantemente penalizzati dal difficile periodo storico. 

 

Chirurgia Estetica e Benessere: i benefici del prenderci cura di noi stessi!

 

Ma cosa ha scaturito la corsa al ritocchino? “Il 2020 è stato un anno difficile sotto tutti i punti di vista – spiega la Dottoressa Emmanuelle Vigna, specialista in Chirurgia estetica – compreso quello psicologico. I più fortunati hanno continuato a lavorare, per lo più da remoto; altri hanno dovuto sospendere ogni attività e, magari, seguire i figli piccoli durante la DAD. Gli impegni sono rimasti tanti, ma non vi erano più valvole di sfogo: niente palestra, né viaggi, né uscite con gli amici e i familiari… Lo smart working ha certamente giocato un ruolo cruciale: le lunghe videocall di lavoro ci hanno costretto a fare i conti con la nostra immagine molto più spesso di quanto fossimo abituati a fare in precedenza. Questo ha amplificato enormemente il bisogno di sentirsi bene, anche esteticamente. 

 

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Il ritocco, insomma, è stato vissuto come una gratificazione in un momento di privazioni. L’aspetto psicologico legato alla chirurgia estetica non va affatto sottovalutato, anzi, si potrebbe parlare di “psico-estetica”, per ricordare che corpo e mente sono fortemente connessi e il benessere di uno è strettamente collegato all’altro. In questi mesi ho avuto a che fare con pazienti variegati – uomini e donne, per lo più di mezza età, alcuni già avvezzi alla chirurgia estetica, altri neofiti del settore – tutti spinti da una motivazione comune: curare il proprio benessere e vedersi (quindi, sentirsi) meglio. E, di conseguenza, rapportarsi con gli altri in maniera più sicura, trasmettendo affidabilità. La ricerca del benessere può avere forme diverse e tradursi in azioni differenti per ognuno, così in un momento in cui sono venuti a mancare affetti, contatti, svaghi e soprattutto certezze, per molti sistemare quel sopracciglio cadente o riempire quelle labbra svuotate ha rappresentato una coccola, un modo per appagarsi nel bel mezzo di un momento drammatico, di impotenza. 

 

Non va poi dimenticato un aspetto puramente pratico: costretti per mesi tra le mura di casa, gestire una degenza è risultato più semplice durante il lockdown. Non dover giustificare la propria assenza al lavoro è stato un grosso incentivo a sottoporsi a interventi di chirurgia plastica e medicina estetica.

 

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E ora che si prospetta un lento ritorno alla “normalità”? Le richieste di interventi soft per ringiovanire il viso continuano, ma questa volta l’approccio è diverso. Prima si è vissuta una “fase compensatoria”, con la chirurgia estetica a compensare, appunto, le rinunce che stavamo vivendo; ora ci troviamo in una “fase progettuale”, in cui la mano esperta del chirurgo rappresenta per molti il blocco di partenza per tornare a vedere persone, frequentare posti, recarsi in ufficio. Per ripartire con una versione migliorata di noi stessi.

 

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