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Artropatia e protesi di spalla: quando è indicato l’intervento?

Artropatia e protesi di spalla: quando è indicato l’intervento?

L’artropatia di spalla è una patologia che colpisce la cartilagine che riveste la parte articolare della testa omerale e della glenoide scapolare, sotto forma di usura progressiva, fino alla scomparsa della cartilagine stessa.

 

Artropatia di spalla, scopriamo di più

Esiste una forma primaria o degenerativa in cui la malattia risparmia le componenti tendinee e una forma secondaria, conseguente alle gravi rotture dei tendini della cuffia dei rotatori, la cui funzione principale è quella di mantenere centrata la testa dell’omero sulla glenoide scapolare.

In presenza della suddetta condizione, definita anche lesione massiva della cuffia, la testa omerale tende a perdere il suo centraggio rispetto alla cavità glenoidea, realizzando un modello articolare che da concentrico diviene eccentrico, con conseguenze simili a quello di uno pneumatico che aderisse al terreno solo con un terzo della suo battistrada: il consumo sarebbe rapido ed inevitabile.

 

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I sintomi

Il sintomo tipico – spiega il Dott. Nicola Ivaldo, Chirurgo Ortopedico specializzato nella Chirurgia Protesica e nella gestione dei casi complessi della spalla e del gomito – è il dolore: nella fase iniziale il paziente può riscontrare uno stato doloroso localizzato a livello della spalla e, in alcuni casi, del braccio e della zona cervicale; con il progredire della patologia il dolore si fa persistente non solo in movimento, ma anche a riposo, e si acuisce durante la notte. Negli stadi avanzati, oltre al dolore, si accusa una perdita di funzionalità, con difficoltà e talora impossibilità di svolgere alcune delle più comuni attività quotidiane quali pettinarsi , portare un cucchiaio alla bocca, allacciarsi un grembiule, procedere all’igiene personale.

Nei quadri più severi il paziente perde completamente la possibilità di sollevare l’arto realizzando il quadro della spalla pseudoparalitica,così definita perché la spalla si comporta come se fosse stata colpita da una paralisi muscolare.

 

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Come si interviene?

Purtroppo la cartilagine non può essere rigenerata e le lesioni massive di cuffia sono per definizione irreparabili per cui, se, nei casi più lievi, si può ancora proporre un trattamento farmacologico, infiltrativo e riabilitativo, negli stadi più avanzati l’unica soluzione efficace consiste nell’intervento di sostituzione protesica.

Terzo tipo d’impianto in ordine di frequenza dopo quelli d’anca e di ginocchio, la sostituzione protesica della spalla è un intervento effettuato in regime di breve ricovero, mediamente due giornate presso le strutture dove il dr Ivaldo effettua la sua attività chirurgica.

L’intervento viene effettuato con una raffinata tecnica anestesiologica che negli ultimi 10 anni ha raggiunto elevatissimi standard di efficacia e sicurezza.

Questa prevede inizialmente un blocco anestetico del plesso brachiale tramite una iniezione sotto guida ecografica alla base del collo, che elimina il dolore non solo durante lo svolgimento dell’intervento , che raramente si prolunga per oltre un’ora, ma anche per le 12 ore successive , riducendo l’impiego di farmaci analgesici.

Dopo la realizzazione del blocco anestetico e l’installazione del paziente sul letto operatorio, viene indotta una anestesia generale con farmaci di ultima generazione, estremamente efficaci ben tollerati e così maneggevoli da permettere all’anestesista abituato a lavorare in team con il chirurgo della spalla, di risvegliare il paziente subito dopo la sutura cutanea.

 

L’attenzione alle cicatrici

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A proposito di suture uno degli aspetti che non ho mai approvato della chirurgia ortopedica del passato, commenta il Dott. Ivaldo è la scarsa attenzione all’aspetto cosmetico, per cui nella nostra pratica corrente, dedichiamo particolare attenzione al contenimento della lunghezza dell’incisione chirurgica ed adottiamo, nell’esecuzione delle suture, gli insegnamenti che ci sono stati trasmessi dai chirurghi estetici.

 

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