Adesso, dopo che alcuni paesi l’hanno scelta come strategia preventiva, o l’hanno subita per assenza di un sistema sanitario organizzato e capillare, possiamo trarre delle conclusioni, seppure parziali, riguardo l’immunità di gregge – da raggiungere però senza l’aiuto di un vaccino.
Con immunità di gregge si intende la protezione da agenti patogeni ottenuta quando parte della popolazione ne ha acquisito l’immunità, perché vaccinati o perché ne sono venuti a contatto in maniera naturale: in entrambi i casi l’immunità acquisita blocca la replicazione del virus e la sua trasmissione nella popolazione (Randolph & Barreiro, 2020). Per ottenere l’immunità di gregge per il SARS-CoV-2 senza passare dal vaccino dovremmo far circolare il virus in maniera libera e incontrollata fino a contagiare almeno il 67% della popolazione (Randolph & Barreiro, 2020).
Che cosa è successo. Il caso della Svezia, che ha optato per lasciare circolare il virus, è un modello da analizzare. A marzo 2020 il Paese scandinavo ha deciso di non imporre particolari restrizioni alla popolazione (eccetto per la chiusura delle scuole superiori) e di affidare alla responsabilità dei cittadini l’attuazione delle misure preventive consigliate. Come conseguenza, la Svezia ha registrato, nei primi tre mesi dell’epidemia, il 40% di morti in più (<– vedi la tabella “Cases and mortality by country”) rispetto agli Stati Uniti, e tuttora il tasso di mortalità è il più alto tra i Paesi vicini.
In Italia, i più aggiornati dati sierologici pubblicati (Istat – Primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza sul SARS-CoV-2, indagine condotta dal 25 maggio al 15 luglio) mostrano che la percentuale di popolazione venuta a contatto con il SARS-CoV-2 era del 2,5%. Una percentuale costata all’Italia 35.000 morti e migliaia di persone ospedalizzate (vedi CoViD-19: situazione in Italia per i dati aggiornati).
Che cosa potrebbe succedere. Se l’andamento della mortalità fosse proporzionale a quanto visto finora, lasciando circolare il virus liberamente per puntare a contagiare il 67% della popolazione, avremmo oltre 70.000 decessi in Italia e 30 milioni nel mondo (Randolph & Barreiro, 2020), senza considerare quanti avrebbero bisogno di ospedalizzazione e terapia intensiva.
Ma c’è di più. Al momento ancora non sappiamo esattamente quanto duratura sia l’immunità dopo un contagio; non conosciamo quale possa essere il tasso di reinfezione (Chen et al., 2020); non sappiamo quanto la trasmissione e i contagi possano mantenersi con le dinamiche attuali (Britton et al., 2020).
In definitiva, i dati che finora abbiamo suggeriscono che l’immunità di gregge perseguita non col vaccino, ma lasciando circolare il virus senza particolari accorgimenti, sia ovunque una strada altamente rischiosa per la popolazione (Alwan et al., 2020), eterogenea sia per risposta individuale alla malattia, sia per risorse economiche e possibilità sanitarie.
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L’Osservatorio della cattiva Scienza è una rubrica a cura di Simone Di Giacomo e Simona Paglia, biologi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna..