Il buco dell’ozono sopra all’Antartide, la riduzione dello strato di ozono stratosferico che si accentua ogni anno nel corso della primavera australe (il nostro autunno) ha raggiunto nel 2020 livelli record.
In base alle rilevazioni del satellite Sentinel-5P dell’ESA, attualmente ricopre un’area di circa 25 milioni di km quadrati, la superficie di Russia e Australia combinate, un’estensione che non raggiungeva dal 2015; e il 2 ottobre 2020 ha toccato anche la sua massima profondità. Le fluttuazioni del buco dell’ozono sono ben visibili nell’animazione qui sotto, che copre il periodo dal 25 settembre al 18 ottobre 2020.
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A cosa serve l’ozono? L’ozono è una molecola formata da tre atomi di ossigeno distribuita in una sottile zona della stratosfera terrestre tra i 15 e i 50 km di altezza. Le reazioni che portano alla sua continua formazione e dissociazione (ne abbiamo scritto qui) assorbono l’energia dei raggi ultravioletti del Sole e proteggono gli organismi terrestri dai loro effetti nocivi.
La produzione industriale e l’ampio ricorso a sostanze che degradano l’ozono stratosferico – come i clorofluorocarburi (CFC) – negli anni ’70 e ’80 portò a un assottigliamento di questo “scudo protettivo” e alla decisione di ridurre progressivamente i CFC fino ad abbandonarne la produzione. L’accordo, sancito nel 1987 dal Protocollo di Montréal, sta portando questa ferita lentamente a rimarginarsi: con i ritmi attuali potremmo arrivare alla completa “guarigione” nel 2050.
. Oscillazioni fisiologiche. Se questa è la tendenza generale, il buco dell’ozono subisce però anche variazioni annuali, legate soprattutto all’intensità dei venti polari (in questo caso nella regione antartica); a loro volta, questi venti dipendono dalla rotazione terrestre e dalla differenza di temperatura tra latitudini polari e medie latitudini. Proprio questi fenomeni spiegherebbero la notevole espansione del buco dell’ozono registrata quest’anno dal satellite dell’Agenzia Spaziale Europea Sentinel-5P, specializzato nel monitoraggio dell’atmosfera terrestre e nel tracciamento degli inquinanti dell’aria (per approfondire).
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