Il principale veicolo di trasmissione di SARS-CoV-2, il coronavirus che causa la CoViD-19, è l’aria: ci infettiamo parlando con un amico senza mascherina (entrando in contatto con le goccioline respiratorie, o droplets), ma anche condividendo per un po’ di tempo con un infetto uno spazio chiuso e non ventilato, attraverso i cosiddetti aerosol. Un articolo pubblicato su El País indaga su questa subdola modalità di trasmissione, analizzando in particolare il rischio contagio in diversi luoghi e cercando di capire come ridurlo.
. silenzio! Avevamo già parlato del rischio contagio nei cori, citando l’esempio del focolaio di un coro dello Stato di Washington, dove a marzo scorso sono state contagiate 53 delle 60 persone presenti, e due sono poi decedute. Poco tempo fa anche il coro della Scala di Milano (e successivamente l’orchestra) è diventato un focolaio di covid. Ma perché, nonostante si canti in spazi ampi e con le dovute distanze, ci si infetta? La colpa è, appunto, degli aerosol: come mostrato nell’animazione qui sotto, gridando o cantando liberiamo una quantità di particelle respiratorie cinquanta volte superiori a quando stiamo in silenzio. Questi aerosol, se non vengono diluiti da un’adeguata ventilazione, si concentrano nell’ambiente e aumentano il rischio di contagio.
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Si poteva evitare? Gli studiosi hanno analizzato il caso del focolaio del coro USA cercando di capire se si sarebbe potuto evitare. Secondo le simulazioni, se tutti avessero indossato le mascherine il rischio contagio si sarebbe dimezzato – e si sarebbero quindi infettati circa il 43% dei presenti, e non l’87%; inoltre, accorciando i tempi delle prove di canto, e ventilando adeguatamente lo spazio, gli infetti sarebbero stati appena due.
. Tre passi da seguire. Per diminuire il rischio di contagio nei luoghi chiusi (supermercati, bar, ristoranti, chiese) è fondamentale seguire alcuni semplici regole: innanzitutto, indossare sempre la mascherina, anche quando ci si trova tra amici; in secondo luogo, ventilare gli spazi (anche meccanicamente, attraverso appositi dispositivi) cosicché le particelle respiratorie possano disperdersi; infine, non rimanere per troppo tempo in quel un luogo chiuso..
Dove ci si contagia di più? In ambito sociale, ci si contagia più facilmente in bar, ristoranti, eventi o discoteche. I rischi maggiori sono in discoteca, dove in media un infetto contagia 27 persone, contro le sei di una riunione familiare: un esempio viene da un focolaio della passata estate a Cordoba, in Spagna, dove una notte di balli è costata l’infezione a 73 persone.. E la scuola? Si è fatto un gran parlare della didattica, se mantenerla in presenza o farla tornare a distanza. Tuttavia, secondo i sondaggi dello scorso ottobre, in Italia appena il 3,5% dei focolai di covid sarebbero riconducibili alle scuole. Quello che fa la differenza, sottolinea l’articolo del País, è il paziente zero: quando il primo infetto è un docente, che parla per molto tempo a voce alta (rilasciando quindi una grande quantità di particelle respiratorie), il rischio contagio è maggiore rispetto a quando a essere positivo alla covid è un alunno, che parla poco o mai.
In definitiva, quello che ognuno di noi può fare per diminuire il rischio di venire contagiato (e contagiare gli altri se asintomatico) è indossare la mascherina, rispettare le distanze di sicurezza e non frequentare a lungo luoghi chiusi e affollati: niente di nuovo rispetto a quello che si ripete da mesi, ma che sembra non sia ancora chiaro a tutti..