È ormai certo che quella voce dal Cosmo di cui si è parlato molto il 18 dicembre scorso, nota col nome di segnale BLC-1, alimenterà infinite discussioni, come già a suo tempo – e ancora oggi – il segnale WOW!, che fu raccolto dal radiotelescopio BigEar (università dell’Ohio, USA) nel 1997. In quell’occasione, nel 1997, l’astronomo Jerry Ehman pensò di riconoscere uno schema nei dati registrati dagli strumenti e – pare, ma ci crediamo – fece un bel balzo sulla sedia esclamando WOW!, appunto, ed è questa l’origine del nome (meglio chiarirlo, per evitare che qualcuno pensi che fosse invece il contenuto del messaggio). Nel caso di BLC-1 gli astronomi ci sono andati più cauti e l’origine del nome è molto più asettica: è l’acronimo di Breakthrough Listen Candidate 1, dal nome del programma scientifico Breakthrough Listen, appunto, nato per cercare segnali provenienti dallo Spazio e auspicabilmente emessi da alieni evoluti. In base all’annuncio – e ai dati, analizzati a lungo – il segnale sembra essere arrivato dalla regione di Proxima Centauri, a 4,2 anni luce da noi, raccolto dal radiotelescopio di Parkes, in Australia, tra aprile e maggio del 2019. Anche se non è ancora stata prodotta una pubblicazione scientifica di riferimento, i dati delle ricerche che cercano di spiegare il segnale sono ormai trapelati e sembra che non vi sia un’interpretazione naturale a quell’emissione radio registrata alla frequenza di 982,002 MHz. E così è stata avanzata l’ipotesi che sia stata prodotta da una società intelligente che vive su uno dei pianeti della stella, in particolare Proxima b (noto anche come Piccolo Punto Rosso), che lo ha diretto volutamente o involontariamente verso la Terra. Sulle pagine del Guardian, primo giornale a dare la notizia, alcuni ricercatori che prendono parte al progetto di ricerca, ma che sono voluti rimanere anonimi, hanno dichiarato che è «il primo serio candidato di messaggio alieno dai tempi del segnale WOW». Sofia Shiekeb (Penn State University), che coordina l’analisi dei dati per il Breakthrough Listen, non nasconde la sua eccitazione: «È il segnale più emozionante che abbiamo mai trovato: non c’è nulla che lo possa spiegare!». E Pete Worden, direttore esecutivo del Breakthrough Listen, aggiunge: «Abbiamo rilevato diversi segnali insoliti e gli scienziati li stanno analizzando attentamente, ma questo è il più intrigante: lo stiamo studiando seguendo tutti i protocolli definiti a livello internazionale, per evitare ambiguità». Eppure… la spiegazione potrebbe essere molto banale. A raffreddare gli entusiasmi e a guidare la lettura dei fatti verso un’interpretazione molto terrestre è, sorprendentemente, Dan Werthimer (università della California, Berkeley). Werthimer è co-fondatore e capo scienziato del SETI Institute per la ricerca di intelligenze extraterrestri, nonché ricercatore per il progetto CASPER: «Non conosco i dettagli di questo candidato», ha affermato, «ma segnali molto simili si sono sempre rilevati come RFI, ossia interferenze di radiofrequenza da tecnologie umane. Anche questo sembra esserlo… e l’osservatorio di Parkes ha molte interferenze radio». Alieni affamati. A proposito delle molte interferenze di Parkes, il punto è che alcuni anni or sono da lì era arrivato l’annuncio di un segnale molto interessante, che fece parlare di sé per parecchio tempo, finché uno dei ricercatori notò che i segnali erano apparsi più volte all’ora di pranzo. Un’attenta e imbarazzante analisi portò alla luce che i segnali arrivavano dal forno a microonde dell’area relax dell’osservatorio: l’apparecchio li produceva quando veniva aperto qualche secondo prima che il timer lo spegnesse. «La frequenza di 982,002 megahertz è molto vicina a quella di funzionamento di molti dispositivi elettronici, che è di 982,000 MHz», aggiunge Werthimer: «è molto facile che la frequenza di un oscilloscopio, per esempio, si sia leggermente spostata, ed ecco servito il segnale di ET». Una possibilità molto realistica, non c’è dubbio, a meno che gli alieni non abbiano anche loro diavolerie elettroniche come i forni a microonde..