La Giornata mondiale contro la malaria, istituita nel 2007 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), viene celebrata ogni anno il 25 aprile. Tale ricorrenza rappresenta un’occasione per evidenziare la necessità di investire e sostenere gli impegni politici per il controllo e la prevenzione della malattia.

Ancora oggi la malaria costituisce un enorme problema sanitario mondiale: è la principale causa di morbilità e mortalità in numerose nazioni.

Cos’è la malaria

La malaria è una malattia causata da protozoi parassiti appartenenti al genere Plasmodium, il cui ciclo biologico si svolge in due ospiti obbligati:

  • Un vertebrato, come ospite intermedio.
  • Una femmina di zanzara, come ospite definitivo (detto anche vettore).

Le specie di plasmodi responsabili della malaria umana si trasmettono in modo naturale da uomo a uomo mediante la puntura di zanzare infette appartenenti al genere Anopheles. Tuttavia, si può verificare trasmissione anche con eventi accidentali mediante contagio ematico diretto. In tutto il mondo ci sono più di 400 diverse specie di zanzare Anopheles. Circa 60 sono in grado di trasmettere la malaria, ma sono solo 30 quelle che hanno la maggiore importanza come vettori di malaria. In ogni area geografica solitamente non ci sono più di 3-4 specie in grado di trasmettere la malaria.

Nei Paesi endemici la malaria rappresenta la malattia trasmessa da vettore più diffusa al mondo, mentre nei Paesi non endemici è la malattia d’importazione più importante, legata principalmente ai viaggi in aree tropicali e all’aumento dei flussi migratori.

I dati nel mondo

Secondo l’ultimo rapporto dell’OMS, sono stati stimati 219 milioni di casi di malaria in 87 paesi, mentre il numero stimato di decessi (pari a 435mila) è rimasto praticamente invariato rispetto al 2016 e al 2017.

La regione africana continua a rappresentare circa il 90% dei casi di malaria e dei decessi nel mondo. Nei 10 paesi africani più colpiti dalla malaria (Burkina Faso, Camerun, Camerun, Repubblica democratica del Congo, Ghana, Mali, Mozambico, Niger, Nigeria, Uganda e Repubblica unita di Tanzania), nel solo 2017 sono stati registrati circa 3,5 milioni di casi di malaria in più rispetto all’anno precedente.

Il caso italiano

A partire dagli anni ’50 del Novecento, la malattia in Italia risulta praticamente scomparsa. I casi attualmente registrati sono “di importazione”, cioè contratti all’estero, da viaggiatori internazionali.

Il testo, adottato nel 2015 dall’Assemblea dell’Organizazione Mondiale della Sanità, è pensato come una guida per i paesi a rischio e presenta le strategie per ridurre la mortalità globale per malaria entro il 2030.  Gli obiettivi sono i seguenti:

Le iniziative

Secondo il report 2015 dell’OMS, dall’anno 2000 la mortalità è stata ridotta del 60% e 6.2 miloni di vite sono state salvate grazie agli interventi di prevenzione e lotta alla malattia.

A partire dal 2016, la visione di un mondo senza malaria è stata presenta anche nel Global technical strategy for malaria 2016-2030, il quale – adottato nel 2015 dall’Assemblea dell’Organizazione Mondiale della Sanità – è pensato come una guida per i Paesi a rischio e presenta le strategie per ridurre la mortalità globale per malaria entro il 2030.

Gli obiettivi sono i seguenti:

  • Ridurre i nuovi casi di malaria almeno del 90%.
  • Ridurre la mortalità almeno del 90%.
  • Eliminare la malaria almeno in 35 paesi.
  • Prevenire il ritorno di casi di malaria nei paesi in cui è stata debellata.